Ivano, gli altri e la vita

«Sti poracci, oltre a tutta la navigata, la sosta e dieci ore de pullman, quando arrivano qua se devono pure godé sta rottura de cojoni dei fascisti».  Sono bastate queste poche parole un po’ sanguigne per rendere Ivano una star del web.

Siamo di fronte alla struttura di Rocca di Papa che accoglierà i migranti giunti da Catania dopo la vicenda della nave Diciotti e lì, di fronte alla casa di accoglienza, si confrontano due diverse “tifoserie”: una specie di comitato di benvenuto con i cartelli “welcome” e gruppi di estrema destra che protestano contro l’arrivo. Ed in mezzo lui, l’Ivano popolare, barba incolta e parlata romanesca, che di fronte alle telecamere si lascia scappare questa affermazione che fa presto il giro delle rete.

Ma al di là boutade, le cose davvero interessanti sono quelle che Ivano racconta, con più serenità e pacatezza, in questo VIDEO, frutto di una intervista successiva da parte di un giornalista.

Figlio di un operaio e di una bracciante, disoccupato da sempre, Ivano scodella in uno slang da borgata romana, una serie di considerazioni di buon senso, degne della più genuina e solidale sensibilità del nostro popolo. Senza troppi fronzoli ricorda a tutti il “buon senso dell’accoglienza”, la necessità di non spaventarsi per la diversità ma il bisogno che tutti abbiamo di integrazione e convivenza… ascoltatelo… secondo me fa davvero bene…

E non tanto perché esprime posizioni politiche più o meno condivisibili, né perché sfotte questo o quel partito, ma semplicemente perché, con il suo fare un po’ scanzonato, un po’ “burino” ed irriverente, Ivano ci ricorda cose talmente banali e “basilari” che forse manco andrebbero dette. E che invece con i tempi brutti che viviamo devono essere riaffermate con coraggio e franchezza, anche con la cadenza popolare romana… anzi, forse, a ben pensarci, proprio con quella…

Perché questa “intonazione popolare” ci ricorda che i valori della solidarietà, dell’aiuto reciproco, dell’accoglienza, della condivisone e della compassione appartengono al nostro popolo non come una vaga suggestione intellettuale ma come “carne” delle sue membra, anche di quelle apparentemente più semplici e meno acculturate… e che, come racconta Ivano, non serve un titolo accademico per rammentarci cose che nascono prima di tutto dal buon senso, da quella concreta umanità che tutti quanto condividiamo, volenti o nolenti. Scopri così quanta saggezza umana ci sia dietro questo semplice “buon senso” popolare, quanta feriale solidarietà e quanto quotidiano senso di condivisone.

Ivano è ben consapevole dei valori di libertà e giustizia che tutta una generazione ha dovuto nel passato riconquistare con una lunga e cruente lotta civile di liberazione e di come quei valori non possano oggi essere svenduti o annacquati a basso costo.

Penso che in fondo portare il peso e la responsabilità di quei valori, di quel comune sentire, di quel senso di appartenenza ad una comunità aperta ed accogliente, sia qualcosa che riguardi Ivano così come ogni altro abitante di questo Paese; non come un vincolo o una costrizione ma come l’espressione più bella della nostra storia.

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