PIL e COVID

Il ragionamento non fa un piega: se vacciniamo prima le regioni più ricche che trainano il PIL del paese, rimetteremo prima in moto l’Italia. Ha una sua logica interna questo pensiero. In fondo, dovendo scegliere a chi dare il vaccino, perché non privilegiare chi è più produttivo e quindi più utile?

Temo sia un po’ questo il mind setting che la neo assessora Moratti ha adottato per chiedere al ministero della salute di includere il PIL come criterio con cui dare precedenza alle persona da vaccinare. Oltre ai medici, i sanitari, i soccorritori, gli anziani, i malati cronici, chi svolge un servizio pubblico, ebbene ora avremo anche chi produce di più. Cosa c’è di male? Tra un lombardo ed un calabrese meglio privilegiare il primo che produce più PIL pro-capite.

Badate: non è nulla di così sconvolgente o strano. È la logica dello “scarto” che Francesco continuamente denuncia come il vero virus del nostro mondo. È quella idea per cui vali nella misura in cui sei utile, in cui sei efficiente, produttivo, performante. Se sei anziano, malato, disabile, disoccupato, pensionato o nulla facente, mi spiace per te, ma il tuo valore sociale è assai ridotto.

C’è una lunga storia di pensiero dietro a questa idea che appare malsana ma che in fondo più o meno tutti accettiamo in maniera acritica. È quella linea di pensiero che stabilisce che il valore della persona risiede nella sue capacità, nelle abilità, nelle competenze; uno vale per quello che fa, per quello che può dire o agire, per i risultati che sa raggiungere e i progetti che sa realizzare. Con la variante più recente per cui uno vale in relazione a quanto sa produrre e consumare.

A ben vedere la domanda è assai semplice, persino banale sotto un certo punto di vista: in cosa consiste la dignità della persona? Dove si fonda il suo valore? Se “quanto un uomo vale” dipende da “quanto un uomo può” e non da “quanto un uomo è”, capite bene che tutto diviene discutibile e confuso.

La cultura dello scarto ha radici profonde ed antiche: si innesta sul quel retropensiero che ci porta a credere che un uomo valga in base a quello che sa, che ha o che può.

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