il tempo della germinazione

Ci sono tempi in cui le parole scorrono naturali e fluide, come zampilli generosi della terra. Altri tempi invece paiono trattenere le parole, le quali escono faticose dalla bocca e dalla mano sul foglio bianco.

Ci sono tempi in cui la vita si mostra talmente munifica che pare semplice condividere con la parola tutta questa magnanimità. È come un ruscello che non puoi fermare o un vento gagliardo che non puoi trattenere. Ci sono poi altri tempi, tempi più miti e modesti, in cui senti un ribollimento interiore che fatica a raggiungere le labbra. Assomigliano un po’ a quei vulcani che sbottano sotto terra: comprendi che c’è del movimento, che dell’energia deve esplodere all’esterno, ma, ciononostante, essa non trova la via per sfogare la lava incandescente custodita nel cuore della terra.

Accade la stesse cosa anche alla nostra vita: acconto al tempo delle mietitura vi è quello della silenziosa germinazione, della macerazione nascosta e misteriosa. Entrambi i tempi appartengono, ciascuno a suo modo, al movimento generativa della natura; entrambi vivono del medesimo dinamismo e si nutrono della stessa linfa vitale.

Attraversi questi tempi silenziosi con un senso intenso di attesa: proprio come accade al vulcano, hai come il presentimento, che talvolta si fa certezza, che qualcosa sta per accadere, che il seme sta germinando, che la novità è dietro l’angolo. Il punto è che non sai quando, non sai dove, non sai in che forma si presenterà questo momento di passaggio. Sai solo che prima o poi arriverà e ti inquieta il solo pensiero di non saperlo riconoscere.

Scrive la Tamaro: “Quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne uno a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la tua stessa profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno che sei venuta al mondo. Senza farti distrarre da nulla, aspetta, aspetta ancora, stai ferma in silenzio e ascolta il tuo cuore.”

Ecco: il tempo del silenzio è il tempo della sosta fiduciosa ed esigente, della pausa forzata ma benedetta, dell’indugio paziente e faticoso.

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