C’è un particolare del Vangelo di Matteo che mi ha colpito questa mattina, durante la liturgia. Una donna straniera, una cananea, si avvicina a Gesù e lo supplica di guarire sua figlia. È una madre disperata, e qualunque genitore non fatica a mettersi nei suoi panni: chi di noi, davanti alla sofferenza di un figlio, non avrebbe fatto la stessa cosa? Quando tutte le possibilità sembrano esaurite, quando la medicina non offre più risposte, a chi non ci rivolgeremmo pur di salvare chi amiamo?
Eppure, dentro quella richiesta, c’è qualcosa di molto più profondo della disperazione di una madre.
Gesù parla del pane destinato ai figli e delle briciole che cadono dalla tavola. E quella donna risponde, in sostanza, che anche le briciole sono sufficienti. Perché sotto le sue parole c’è una convinzione sorprendente: sulla tavola c’è abbastanza cibo per tutti.
Forse è proprio qui che si trova il cuore della sua fede. Quella donna non crede soltanto che Gesù possa guarire sua figlia. Crede, ancora prima, che la vita sia abbastanza grande, abbastanza abbondante, da poter arrivare anche fino a lei. Non pensa che per ricevere qualcosa lei debba necessariamente sottrarlo a qualcun altro. Non pensa che l’amore sia una risorsa limitata, che se viene dato a uno debba essere tolto a un altro.
C’è cibo per tutti. Ci sono briciole che possono cadere dalla tavola. E anche quelle briciole possono diventare vita.
Mi chiedo quante volte, invece, i nostri giudizi, le nostre paure, le nostre posizioni nascano dalla convinzione opposta: che la vita sia povera, che le risorse (affettive, relazionali, economiche e professionali) siano insufficienti, che non ci sia abbastanza per tutti. Se il mondo è una tavola troppo piccola, allora l’altro diventa inevitabilmente un concorrente. Se il pane non basta, bisogna difendere il proprio pezzo. E da qui nascono le contrapposizioni, le paure, i conflitti, le guerre.
Forse quella donna straniera ci consegna una lezione sorprendentemente attuale. Prima ancora di chiederci come distribuire il pane, dovremmo domandarci quale idea abbiamo della tavola. La consideriamo una tavola povera, attorno alla quale dobbiamo combattere per conquistare il nostro posto? Oppure crediamo che ci sia un’abbondanza capace di raggiungere tutti?
La sua fede sembra cominciare proprio da lì: dalla fiducia che la vita non sia una risorsa da contendersi, ma un dono abbastanza grande da poter essere condiviso.
Forse è questa la scommessa più radicale del Vangelo: credere che ci sia vita per tutti, spazio per tutti, possibilità per tutti. E che persino ciò che ci appare soltanto come una briciola possa diventare nutrimento.








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