La morte a Palermo di una bambina per difterite è, prima di tutto, una tragedia. Per lei, naturalmente, ma soprattutto per i suoi genitori, che stanno vivendo un dolore difficile persino da immaginare. Ci saranno poi le responsabilità da accertare, anche sul piano giudiziario, per la mancata vaccinazione.

Ma forse questa vicenda ci chiede anche di guardare un po’ più lontano. Come è possibile che, nel 2026, una malattia che la vaccinazione aveva praticamente fatto scomparire possa ancora uccidere una bambina?

La domanda riguarda certamente le scelte di una famiglia, ma riguarda anche il clima culturale nel quale quelle scelte maturano. Da anni, infatti, intorno ai vaccini circola un sospetto che talvolta viene dichiarato apertamente e altre volte rimane semplicemente sottinteso. Un dubbio alimentato dalla politica, da una certa comunicazione e soprattutto dai social, dove un’opinione gridata può finire per avere lo stesso peso di una ricerca scientifica. E non è così.

Sappiamo ormai, sulla base di una quantità enorme di studi, che non esiste un rapporto causale tra vaccini e autismo. Eppure questa falsa convinzione continua a circolare e a influenzare le decisioni di alcune famiglie.

È qui che la vicenda di Palermo diventa qualcosa che riguarda tutti noi. Perché quando la conoscenza viene sostituita dal sospetto, a scegliere finisce per essere la paura.

Anche alcune recenti decisioni politiche non aiutano. Penso alla possibilità di reintegrare nell’Albo alcuni medici che erano stati sospesi o radiati per vicende legate alle posizioni assunte durante la pandemia. Non si tratta di negare il diritto al dissenso: in una società libera si può discutere anche radicalmente delle decisioni sanitarie. Ma un conto è discutere, un altro è delegittimare la medicina e la ricerca scientifica.

E il messaggio che arriva alla società dovrebbe essere particolarmente chiaro proprio su questo punto. Se chiediamo ai cittadini di fidarsi delle campagne vaccinali, non possiamo contemporaneamente alimentare l’idea che la scienza sia soltanto una delle tante opinioni possibili.

La libertà di scegliere è importante. Ma per scegliere davvero liberamente bisogna avere accesso a informazioni corrette e scientificamente fondate. Forse il dramma di Palermo dovrebbe ricordarci proprio questo: le malattie non sono diventate innocue. Siamo diventati più forti noi, grazie alla medicina e alla prevenzione. E quando dimentichiamo perché siamo diventati più forti, rischiamo di tornare vulnerabili.

Non servono nuove guerre tra “pro-vax” e “no-vax”. Servirebbe piuttosto recuperare una cosa molto più semplice: la fiducia nella conoscenza. Perché davanti alla salute dei bambini, la paura non dovrebbe mai scegliere al posto della consapevolezza.

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