la buona terra

Marta ha vent’anni ed una singolarissima sensibilità, piuttosto atipica per la sua età. Quando la senti parlare cogli che il suo sguardo sulla realtà è straordinariamente ricco e complesso, capace di cogliere sfumature e dettagli, particolari e minuzie che generalmente sfuggono ad occhi giovani ed inesperti.

Marta si è trasferita l’anno scorso per ragioni di studio a Bologna e ha trovato ospitalità presso una casa di prima accoglienza della comunità Giovanni XXIII. Era alla ricerca di un normale alloggio per studenti quando, stranezze della vita, le è stato offerto questa sistemazione decisamente singolare, sicché si ritrova, lei brava ragazza di buona famiglia, a condividere la casa con prostitute, tossicodipendenti ed una vasta collezione di uomini e donne che vivono nelle periferie esistenziali della vita, ospiti della struttura di accoglienza. Marta alterna la frequenza universitaria e lo studio alla condivisione di momenti quotidiani con questa singolare umanità, spartisce cibo e pasti con coloro che la società ha in qualche modo espulso o emarginato, gente che la vita ha segnato profondamente e che sono ora impegnati in un percorso di recupero e riabilitazione.

La cosa che colpisce, sentendola raccontare la sua stranissima quotidianità, non sono tanto (e non solo) le cose che si trova a fare, gli incontri e le amicizie che ha costruito e la variegata lista di situazioni che ha dovuto affrontare e che solitamente restano precluse ai giovani della sua età; ciò che affascina è il riverbero che tutto questo ha avuto sulla sua interiorità e sulla sua visione delle cose. Intuisci che tutta questa “strana umanità” ha segnato la sua sensibilità, ha scolpito il suo carattere e ha modificato il suo punto di vista sul mondo. Ritrovi nella sue parole una peculiare maturità, tipica di chi ha avuto modo e tempo di digerire cose complicate e spigolose ed ora ha trovato un suo equilibrio ed una riappacificazione interiore. Immagino che suonino strane queste considerazioni se si pensa che sono rivolte ad una giovane di vent’anni.. e forse davvero lo sono…non fatico a credere che Marta condivida le insicurezze e le fragilità di tutti i suoi coetanei e che questa “provvisoria” maturità chiederà di essere sottoposta a ulteriori prove e crisi… ciononostante incantano le sue parole ed i suoi racconti, proprio per la sua capacità di andare dentro le cose e di ritrovare significati e sensi di certo non banali né immediati.

Devo confessare che da padre ho provato molta ammirazione ed un pizzico di invidia per il papà di Marta: deve riempire il cuore di orgoglio e di soddisfazione ammirare tua figlia che ha tagliato certi traguardi, che ha superato soglie impegnative e sfidanti. Posso solo immaginare la gioia e la gratitudine che provi quando inizia ad intravedere i primi frutti della tua semina, quando la pianta inizia a mettere i primi germogli e lascia intravedere che il raccolto sarà copioso ed abbondante. Certo, resta la preoccupazione per le improvvise gelate per le possibili siccità o per gli animali selvatici che posso danneggiare la pianta. E tuttavia riempie il cuore il presentimento che il seme è caduto sulla buona terra e che presto o tardi darò il suo raccolto.

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