qui e oltre

È curioso come talvolta un testo o uno scritto possano creare reazioni diverse e, addirittura, opposte.

Stavo leggendo il mio libro stamattina in treno, diretto all’ultima giornata lavorativa di una stancante settimana. Qualche pagina di Popper stava catturando la mia attenzione ed il mio interesse. Penso vi sia già successo di assaggiare il gusto di una nuova conoscenza e come essa sappia provocare un piacere denso e profondo. Quando ti capita la grazia di “dimorare” in un testo, di comprendere quanto l’autore voleva comunicare, di entrare in risonanza con il suo pensiero… beh, provate una gioia intima ed intesa. È come se una finestra ti si spalancasse in testa, come se cominciassi ad intravedere da lontano un paesaggio nuovo e straordinario. Scopri che quello sguardo nuovo sulle cose, che il testo ha fatto maturare, ti ha cambiato. Non sei più quello di prima, ogni nuova idea ha infatti il potere di modificarti dentro, di offrirti nuove percezioni sulle cose, di disvelarti orizzonti che manco pensavi esistessero.  È proprio questo il potere della parola, di quella parola che ti entra dentro e scava nella tua interiorità, plasmando la tua sensibilità e cambiando il tuo punto di osservazione sul mondo.

Ecco allora che mi sono ritrovato più volte a sorridere tra me e me delle piacevoli conquiste che quelle parole avevano propiziato, lasciando, immagino, abbastanza interdetto il mio vicino di viaggio che mi guardava sottecchi un po’ stralunato. Da parte sua il tizio teneva tra le mani il suo smartphone, leggendo le notizie della giornata ed intercalando i commenti ai fatti con frequenti grugniti di disapprovazione per quanto leggeva, qualche imprecazione per tutti sti immigrati che sbarcano e lasciando trapelare, senza troppe remore, il proprio disappunto e dissenso.

La scena, guardata da un osservatore terzo, era piuttosto surreale. I due lettori esternavano sentimenti completamente opporti: gioia e rabbia, fascino e disturbo, piacere e disgusto. Ma come è possibile che la lettura conduca a esiti così distanti, a sentimenti così contrastanti?  Mi sono ritrovato così a pensare a queste opposte polarità che la parola scritta aveva attivato. Da dove nasce tutto questo?

Forse, in fondo, la differenza stava tutta nello sguardo che i due lettori avevano gettato sul testo. In fondo, forse, è sempre così. Possiamo leggere per “restare” nelle nostre idee o possiamo leggere per andare “oltre”. Possiamo avvicinare le parole con la speranza che esse ci portino oltre quello che siamo, oltre quello che sappiamo, oltre i nostri schemi, oltre i muri che ci siamo costruiti. Oppure possiamo approcciare un testo nel fastidio che esso ci turbi, che poco si adatti ai nostri preconcetti, come nella ricerca di una conferma che ci garantisca dentro quel piccolo cortile in cui ci siamo rintanati.

Sei resti disponibile a lasciati portare “altrove” allora ogni nuova parola è benvenuta, è una dolce benedizione, è la guida che ti fa esplorare mondi altri. Se invece difendi con i denti quelle quattro idee che ti girano in testa, ogni novità è un annuncio di sventura, una minaccia ai tuoi angusti schemi, una sfida alle tue poche sicurezze ed un pericolo per la tua visione del mondo.

La differenza la fa tutta quel tuo occhio che si deposita sulla pagina scritta: se cerca un appiglio per andare “oltre” o solo un riparo per resta “qui”.

 

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