Lorenzo ed un libro in piazza

Attendo mia moglie che sta facendo spesa per il pranzo seduto sulla panchina della piazza semi-deserta. L’ombra degli alti alberi che si ergono nel centro della piazza offre ristoro in questa giornata di sole ai piedi delle dolomiti. Le panche sono a cerchio attorno ad una vecchia fontana da cui sgorga acqua a volontà. Lì vicino anche una pensilina per la fermata dell’autobus che collega i paesini della valle. E dietro alla pensilina uno strano ceppo di legno chiaro, alto un metro e mezzo di cui non comprendo immediatamente il senso.

È solo avvicinandomi che mi accorgo che quel pezzo di legno a forma cilindrica in realtà è un piccola “libreria” pubblica: dentro gli incavi della sua superficie fanno bella vista diversi libri, lasciati lì da non si sa chi per non si sa chi. Quei libri non hanno proprietari né destinatari precisi: sono lì per tutti coloro che vogliono servirsene, mentre attendono il proprio autobus o durante una sosta di una passeggiata o di quattro passi fatti in paese.

È bella e assai provocante questa idea: lasciare dei libri senza proprietari, senza tutele o protezioni, alla mercé di chiunque passi e decida di afferrarli. In fondo i libri non sono fatti per quello? Non è esattamente quello il loro destino? Si può possedere il volume, la versione cartacea o l’ebook ma, in realtà, un libro non appartiene a nessuno. Nemmeno all’autore che lo ha scritto: quando ha finito l’ultima pagina della conclusione egli sa benissimo che quel libro inizierà una vita propria che sfuggirà a qualunque tipo di controllo. Il libro incontrerà gente che l’autore manco si sarebbe immaginato, entrerà in case che mai ha visitato e dialogherà con vite con ineffabile libertà.

Il libro è di tutti proprio in questo senso: perché la parola, una volta proferita, non ci appartiene ma si offre come un dono al nostro interlocutore, affinché, grazie al libro,  possa iniziare un colloquio del tutto personale con il suo contenuto.

Cinquantatré anni fa come oggi moriva a Barbiana don Lorenzo Milani, uno dei giganti del nostro secolo: un uomo ed un prete talmente in anticipo sui tempi da risultare scomodo e fastidioso.

Nella famosa Lettera a una professoressa, Lorenzo ed i ragazzi di Barbiana scrivono: «è solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l’espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli».

Ecco: è bello che qualcuno, attraverso anche piccoli segni, rilanci (magari inconsapevolmente) la lezione del priore di Barbiana: non c’è uomo senza parola e non c’è parola senza libro. L’uomo che non parla e non legge ha un solo nome: schiavo.

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