un lento declino…

Al di là di personali simpatie o antipatie, stupisce il repentino ed inatteso collasso del Movimento 5 Stelle. Non mi riferisco solo al recente arresto del presidente del consiglio comunale di Roma (che, comunque, nella retorica grillina resta un fatto gravissimo) ma più in generale della piega che hanno preso gli eventi.

Affermatosi come la speranza di rifondare la politica e di introdurre un nuovo modo di servire il bene comune, il M5S sembra, giorno dopo giorno, sciogliersi come la neve al sole e il calo dei consensi, registrato nei sondaggi, è solo l’epifenomeno di qualcosa di più profondo.

Il movimento paga l’assenza di una credibile classe politica, la mancanza di una visione in politica interna ed internazionale e l’incapacità di passare dalla lotta di piazza (vi ricordate il Vaffa Day???) alla gestione della complessa macchina politico-amministrativa della settima potenza mondiale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: a livello amministrativo Roma giace sotto il peso dei suoi atavici problemi, senza che si intraveda una qualche soluzione. A livello nazionale la TAP, contrariamente a quanto promesso sarà realizzata; l’ILVA seguirà il destino stabilito dai governi precedenti; la TAV si farà, dal momento che serve un voto parlamentare per rivedere l’accordo e la maggioranza per cancellare l’opera non c’è (diciamo che si sta un po’ alla allungando il brodo, per evitare al partner di governo l’ennesima figuraccia prima delle europee…). La gestione del crollo del ponte di Genova è stata dilettantesca (notizie sulla revoca delle concessioni ad autostrade?), il dossier Alitalia resta aperto sul tavolo e moltissime opere pubbliche ferme al palo.

Le scelte che contano sono sotto la tutela del Ministro degli Interni, che ormai si occupa stabilmente di infrastrutture, difesa, politica estera e comunitaria. A tutto questo accompagniamo il fatto che, anche a causa di questa incertezza ed incapacità, siamo in recessione economica (per ora solo tecnica) e che per la prossima legge finanziaria del 2020 occorre trovare tra i 30 e i 40 miliardi di euro. Sarà una manovra lacrime sangue: il Movimento 5 Stelle ne saprà portare il peso? Restano ormai solamente aggrappati al reddito di cittadinanza, notevolmente sgonfiato nei numeri e nell’impianto (ad esempio i famosi navigator sono passati da 6000 a 3000…) sicché tale provvedimento rischia di tradursi nell’ennesimo sussidio, incapace di generare nuova occupazione.

A tutto questo aggiungiamo la regressione sul piano etico, vero punto di forza del Movimento grillino: la negazione dell’autorizzazione a procedere al Ministro degli Interni, checché se ne dica, fa a pugni con la storia ed i valori del movimento e l’arresto di ieri mette una pietra tombale sulla pretesa differenza antropologica dei 5 Stelle. La prossima modifica al codice degli appalti va esattamente nella direzione opposta a quanto predicato quando si stava all’opposizione.

È sorprendete come nel giro di pochi mesi la forza propulsiva ed innovativa del movimento, chiamato a stravolgere il panorama politico italiano, si sia già esaurito ed che sia iniziata una fase (una volta si sarebbe detta “dorotea”) di gestione del potere e del consenso. Resta in me la convinzione che, come era ragionevole aspettarsi, la realtà stia chiedendo il conto (accede sempre così nella vita) e che con la durezza delle cose prima o poi occorre venire a patti.

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