come un mazzo di carte

Avevo un bel mazzo di carte da gioco: nulla di prezioso o di raffinato ma delle ordinarie carte sul cui retro c’era la pubblicità di un prodotto,  evidente testimonianza dell’origine dell’oggetto.

Ci giocavamo in famiglia una volta ogni tanto, principalmente in occasione di viaggi o vacanze. Stava li da anni nell’armadio, al suo solito posto, in modo discreto ed nascosto. Alla partenza di qualche viaggio qualcuno si ricordava della sua presenza sicché il mazzo finiva in qualche borsa, pronto per essere utilizzato in una delle successive serate.

Accadde poi una cosa: che uno dei miei figli si accorse di quel mazzo e da quel momento le cose cambiarono radicalmente. Quelle carte, utilizzate fino ad allora una volta all’anno e in occasioni particolari, iniziarono a girare per casa: le trovavi un po’ ovunque, sulla mia scrivania, sui mobili, sparse un po’ dappertutto. Come potete immaginare da quel momento il mazzo di carte divenne praticamente inutilizzabile, giacché, col tempo iniziarono scomparirne alcune. Qualunque mazzo è utile solo nella misura in cui ogni carta sta insieme alle altre: qualora qualcuna inizi ad avere “vita indipendente” ecco che il mazzo finisce per diventare inutilizzabile.

Lo osservavo stamattina mentre uscivo di corsa da casa, lasciato su una mensola in taverna: stava lì un po’ scompaginato e scombinato, decisamente anarchico e scomposto.

Lo guardavo e pensavo che in fondo quel mazzo di carte mi assomigliava molto, ma non nel mondo in cui potrebbe sembrare. Quel mazzo ed io abbiamo, in fondo, subìto la stessa sorte e siamo stati vittime del medesimo destino. O meglio: i miei figli hanno avuto lo stesso effetto su di lui così come su di me.

Due cose mi “legano” a quel mazzo di carte: entrambi stiamo stati “tirati fuori” dall’angolo buio in cui eravamo stati risposti ed entrambi siamo stati inaspettatamente scompaginati. I figli hanno un po’ questo effetto: ti tirano fuori da quell’area di comfort in cui ti eri ritirato e nascosto; essi ti provocano, ti pungolano, ti spingono a metterti in gioco e ad uscire dal buio della tua triste comodità.

La cosa bella è che in questo movimento di “messa in gioco” i figli ti scuotono, ti scompaginano le carte, mescolano quell’ordine che ti eri costruito a fatica. Passi una vita ad alimentare sogni e a fare progetti e poi arrivano loro scombussolare il mazzo e a cambiare priorità e obiettivi.

Sapete la cosa divertente? Che non è poi così male sentirsi un po’ rimescolati, sentirsi cambiati da qualcuno che ti mette in discussione e che porta un po’ di aria fresca nelle tua vita.

Osservavo stamattina quel mazzo di carte un po’ mescolato e rimestato e ho sorriso al pensiero di quanto ci assomigliavamo!

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