“scusi ma lei è uno spacciatore?”

Scusi ma lei è una spacciatore?” State attenti alla prossima volta che vi suonano al citofono perché potrebbe essere qualcuno che, per riabilitare il vostro buon nome, potrebbe chiedervi di discolparvi dalle più schifose nefandezze. Che ne so: “Scusi ma lei è un pedofilo? O un ladro? O uno stupratore? Sa, glielo chiedo in modo tale che possa difendere il suo buon nome, dato che alcuni cittadini (!!!????) dicono di lei questo…

Ma capite a che punto siamo arrivati per guadagnare qualche voto? Un senatore della repubblica suona al campanello di un normale cittadino (e se anche fosse irregolare la cosa non cambierebbe di una virgola) per gettargli addosso, ovviamente sotto le luci di una decina di telecamere, delle accuse, che fino a prova contraria, sono delle diffamazioni belle e buone. Perché in uno stato di diritto non è che contano le dicerie della gente sul tuo conto per finire in galera: servirebbe una denuncia alle forze dell’ordine e dei fatti che provano l’accaduto.

E poi diciamola tutta: che quel ragazzo (oltretutto poi risultato minorenne) sia davvero uno spacciatore o no, non sposta di un millimetro la questione!

C’è davvero molta barbaria dietro quella domanda scanzonata e scherzosa, fatta a favore delle telecamere: ci abbiamo messo secoli di cultura e di diritto per comprendere che nessuna “caccia alle streghe” può essere lecita o legittimata e che non è possibile accusare alcuno sul semplice sentito dire o su voci di paese.. ma poi la presunzione di innocenza, il rispetto della dignità della persona, la tutela del suo buon nome, il diritto alla difesa… tutte cose buttate a mare…

Nulla si sottrae all’onda sovranista, tanto meno un ragazzo marocchino dal dubbio passato: additato nella piazza virtuale dei social a “pubblico spacciatore”, senza possibilità di replica; condannato senza appello ad una colpa che sta all’accusato ora dover dimostrare essere ingiusta…

Ma è questa la nuova società sovranista, dove basta una telecamera ed un po’ di spregiudicatezza morale per finire condannato? Ridateci Cesare Beccaria…

 

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