la lingua della gioia

Ciò che avvicina gli amici, che li lega tra loro, è la scoperta di un’affinità interiore, puramente gratuita ma sufficientemente forte per far durare nel tempo l’affetto, la complicità, la relazione e la cura. Se volessimo spiegare che tipo di affinità sia questa, non sapremmo farlo. E questo è vero tanto dell’anonima amicizia che, per esempio, staranno avviando in questo momento due ragazzini dello stesso quartiere, come di quella di Montaigne per Étienne de La Boétie, che spinse il primo a scrivere: «Nell’amicizia, le anime si mescolano e si confondono con un connubio così totale da cancellare e non ritrovar più la commessura che le ha unite. Se mi si chiede di dire perché l’amavo, sento che questo non si può esprimere che rispondendo: “Perché era lui; perché ero io”».

Non ci sono dunque altre ragioni che possano spiegare un’amicizia. L’amicizia è una sorta di fraternità d’elezione. Gli amici sono sorelle e fratelli per la vita; presenze di ogni momento; baluardi discreti, ma irremovibili; fari che lanciano i loro segnali a distanza; compagni di viaggio, anche quando non sono fisicamente al nostro fianco. Gli amici parlano una lingua tutta loro: basta una mezza parola per capire tutto, e i silenzi sono eloquenti quanto le parole. È in questa lingua che si esprime al meglio la gioia.

José Tolentino Mendonça

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